Mio nonno, Emilio Ferrari nacque a Podenzana il 13.11.1916 , suo padre Antonio conobbe sua madre Bocchia Lucia che abitava a Podenzana e formarono una famiglia. Nei primi anni 40 si sposò con mia nonna Letizia poi andò in guerra proprio quando mia nonna aspettava il primo figlio, mia mamma nacque nel marzo del 1943 a Sescafale e lui ottenne un concedo per vedere sua figlia, poi prima della fine della guerra fu fatto prigioniero e trasportato prima in Germania e poi in Polonia , del periodo della guerra e della prigionia non ne parlava molto, mi raccontava di quando mangiava bucce di patate o pane duro, lui fu fortunato e tornò a casa. Dopo il suo ritorno si trasferì da Sescafale al Saletto e nel 1948 nacque la sua seconda figlia , mia zia Franca. Era da poco finita la guerra e l’italia attraversava un periodo di forte crisi, poco lavoro , difficile riuscire a mantenere una famiglia, mio nonno allora decise nei primi anni 50 di partire per l’Australia a lavorare, una scelta che fecero tanti Italiani , restò in quel paese lontano per un paio di anni, lui che era falegname contribuì con il lavoro e il sudore a realizzare Dighe in quel paese lontano. Torno poi casa e successivamente con tutta la famiglia si trasferì in Svizzera a Travers e Couvet nel cantone di Neuchatel , lavorando anche li come falegname, in seguito arrivarono in Svizzera mia zia Maria e suo marito Antonio e in quei luoghi della Svizzera lavoravano già o trovarono lavoro anche molte altri lunigianesi e spezzini, i miei nonni fecero amicizia tra gli altri con i fratelli Adriano e Giuseppe Martinelli di Ceparana , la loro amicizia si consolidò anche in seguito al rientro di entrambe le famiglie dalla Svizzera ,ormai facevano parte della nostra famiglia e spesso ci si ritrovava a cerimonie come comunioni o pranzi e visite domenicali . Mio nonno Emilio non sapeva guidare la macchina non aveva mai preso la patente, in Svizzera per muoversi aveva una moto, non ricordo il modello, era affezionato a quel mezzo, infatti quando rientrò in Italia se lo portò con se. In seguito acquistò l’Ape 50 della Piaggio e la utilizzò per andare a lavorare o per trasportare merci di ogni tipo in seguito ne acquistò una più grande sempre un Ape ma 500. Una volta rientrato in Italia trovò lavoro presso la falegnameria di Renato Navalesi e ci resto fino a quando non andò in pensione, mi parlava spesso del suo lavoro e del suo amico Francè. Da bambino con mio nonno ho trascorso ore nei campi a coltivare ortaggi o ad accudire alcuni animali, tra cui caprette, galline, conigli, o raccogliere uva per poi fare il vino nella sua cantina, li presi la mia prima sbronza bevendo di nascosto il mosto . Mi piaceva anche guardarlo mentre con la vinaccia si distillava la grappa con uno strano macchinario chiamato Alambicco, un rito quello reso ancora più affascinante perché proibito ma praticato da moltissime persone .Ricordo quando si ammazzava il maiale, e veniva il macellaio Giuseppe a casa dei nonni e nella cucina vecchia, da quell’animale una volta lavorato uscivano salami, salsicce, sanguinacci, era una festa ci si ritrovata tutti intorno al tavolo , mia nonna preparava i ravioli poi c’era la preparazione del “chiodo” carne del maiale tritata e cotta nei testi di terracotta , gli stessi dove si preparavano i panigacci. Con mio nonno poi sono andato spesso nei boschi a tagliare piante per fare la legna per l’inverno, spesso quando le piante da tagliare erano in posizioni difficili da recuperare mio nonno chiamava suo cognato Egidio e il figlio Franco che avevano l’attrezzatura giusta essendo quello dei boscaioli il loro mestiere, era affascinante per me ragazzo ammirare quegli uomini al lavoro e mio nonno che mi spiegava le tecniche con cui si decideva quale pianta tagliare , in base anche a come sarebbe caduta, e poi trascinata su dal bosco con un verricello montato su un trattore. La falegnameria era la sua passione, in cantina si era costruito un banco da lavoro dove faceva piccoli lavoretti di falegnameria, usando piala e scalpello, era un’arte lavorare il legno, quando aveva bisogno di tagliare pezzi di legno più grandi si rivolgeva ai fratelli De Micheli che avevano una falegnameria a Podenzana ed erano dotati dell’attrezzatura necessaria. Un altra sua passione era la caccia, spesso la domenica mattina imbracciava il suo fucile una doppietta, e partiva per i boschi , a volte tornava con Tordi, o altri volatili, raramente andava a caccia al cinghiale con altri amici cacciatori, mi raccontava che era pericoloso. Ricordo anche l'arte con cui puliva anzi lucidava il suo fucile, o con pazienza si preparava le cartucce che a volte caricava personalmente.
Di lui ricordo anche le chiacchierate fatte nella piazza del paese, quando sia lui che Pierino guardavano giù verso il fiume e raccontavano storie di tempi per me così lontani. Dopo la morte di mio padre lui e mia nonna si sono presi cura sia di me che delle mie sorelle essendo mia mamma impegnata a lavorare in fabbrica in Svizzera. Tra la fine degli anni 70 mia nonna si ammalò e i primi giorni di gennaio del 1980 se ne andò. Fu un duro colpo per lui, il nonno e la nonna erano complementari e ora un pilastro della sua vita era venuto a mancare, a stargli più vicino fu mia sorella Cristina che lo accudì negli ultimi tre anni della sua vita, quando venne a mancare nei primi giorni di dicembre del 1983. Non potei nemmeno salutarlo o partecipare ai funerali perché in quel periodo ero ricoverato a Pisa
Ferrari Emilio
Durante il Militare
Svizzera - la sua amata moto
Mia nonna Letizia Grandiosi nacque a Podenzana il 18.02 23 suo padre Grandiosi Ettore conobbe sua moglie Moscatelli Genoeffa a Podenzana e si trasferirono a Sescafale frazione del comune di Podenzana dove in seguito nacquero le sorelle Editta, Annuccia, Gino, Maria . Verso la fine degli anni trenta conobbe mio nonno Emilio e prima che lui partisse militare si sposarono, non fu facile in tempi di guerra, e fu ancora più dura quando nacque mia madre nel 43 e poi in seguito mio nonno fu fatto prigioniero, per fortuna poteva contare sulla famiglia che era tutta a Sescafale. Quando finita la guerra si trasferirono sempre a Podenzana ma al Saletto, mia nonna si occupò della casa e di far crescere le due figlie, amiche quando mio nonno andò in Australia per lavoro. Successivamente lo segui in Svizzera con tutta la famiglia e li oltre a prendersi cura della casa si occupò di accudire noi nipoti. Verso la fine degli anni sessanta rientrarono in Italia e lei insieme a mio nonno sia quando mio padre stette male sia quando mancò ci accudirono facendoci sia da padre che da madre. Una donna severa mia nonna, ottima cuoca, un generale buono, io che già da bambino non amavo le regole severe spesso protestavo, ma in fondo le regole servivano a farci crescere bene. Con lei ricordo un viaggio fatto in Puglia quando siamo andati a conoscere la madre e i parenti del mio futuro zio. Con lei e con mio nonno ricordo i pomeriggi trascorsi a Sescafale da sua sorella Editta e la sua famiglia, i pranzi dell’enorme cucina dove non mancava mai il cibo buono e il vino, o i pomeriggi passati nella vigna. Anche lei amava accudire l’orto e gli animali, amava i fiori in particolare i gerani. Aveva mantenuto buoni rapporti con il fratello Gino la moglie Margherita e i figli Ettore e Francesco. che vedeva poco perché lui era impegnato con il lavoro nel suo bar, molto meglio con Annuccia e suo marito Gino e la figlia Mariassunta, o con Maria e il marito Antonio e il figlio Claudio. Verso la metà degli anni 70 si prese anche cura della madre Genoeffa fino alla sua morte. Verso la fine degli anni 70 si ammalò al fegato , fu operata alla clinica Sanatrix di Aulla dal prof. Sarteschi, da quell’intervento si riprese ma non stette più bene tanto che dovette essere ricoverata nuovamente questa volta all’ospedale di Massa, subi un nuovo intervento, ricordo che il 15 gennaio andai a salutarla prima di partire per la Svizzera con mio zio Salvatore, in seguito ci dissero che dopo poco che eravamo partiti in cinque minuti ebbe una crisi e se ne andò in cielo. Non riuscirono ad avvisarci e noi facemmo un viaggio allucinante in mezzo alla neve che incontrammo copiosa poco dopo Ivrea in direzione Aosta. Arrivati in Svizzera la sera tardi ci diedero la notizia, così che ci organizzammo per fare ritorno in Italia il giorno dopo, con noi fece il viaggio Piero un amico di famiglia. Fu un duro colpo venne a mancare una roccia , un punto di riferimento importante per tutti noi in particolare per mio nonno ma penso per tutta la nostra famiglia.
Mamma e Papà , Nonna Letizia , zia Franca ,zia Maria e zio Antonio
la mamma con i genitori
Nonna - Nonno - zia Maria
Saletto la fami
Nonna - zio Salvatore e noi nipoti
Grandiosi Letizia
In Australia
I nonni io e mia sorella Cristina
In Australia
Nonna - zia Emma zia Anna e la Dina
Riguardo a me
Mi chiamo Roberto Ravera e in queste pagine web cerco di raccontare la mia storia personale, artistica e professionale, ma anche il ricordo delle persone e dei luoghi che hanno fatto e faranno parte della mia vita.
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