Mio Padre

Ravera Carlo

Mio padre si chiamava  Carlo, per gli amici carlino, era nato a Pontremoli nel febbraio del 1935, ho pochi ricordi di Lui, era amato e conosciuto a Pontremoli dove era stato medaglia d’oro dei donatori Fraters della Misericordia di Pontremoli, suo padre Francesco, mio nonno era invece il custode dello stesso ente e come tale aveva diritto ad abitare nell’appartamento sopra la sede insieme a tutta la sua famiglia, mia nonna Gemma, i miei zii  Emma, Anna, Gigino. Mio padre studiò da infermiere e per un periodo che va dal 1959 al 1966 lavorò presso l’ospedale Sant’Antonio Abate di Pontremoli . Fu anche un donatore di sangue della Fraters Misericordia di Pontremoli e fu decorato con la medaglia d’oro. Aveva alcuni amici e frequentava in particolare il bar nei pressi della stazione. Durante il suo lavoro in ospedale nei  primi anni 60   conobbe mia madre Ilda di Podenzana che si trovava in ospedale per assistere sua sorella Franca ricoverata in reparto, si frequentarono per un periodo e si sposarono nel 1962 nella chiesa di Podenzana dove a celebrare il suo primo matrimonio fu un giovane parroco don Bartolino che divenne poi una guida e un punto di riferimento per tutta la comunità. Dopo il matrimonio mio padre e mia madre si trasferirono in un appartamento di via Gismondo, infatti io e mia sorelle siamo nati a Pontremoli,  dopo tre anni di matrimonio si trasferirono in svizzera  a Biel Bienne una cittadina a 30 km da Berna , mio padre trovò lavoro presso una clinica privata la “ Clinique des Tilleuls “ facendosi apprezzare per le sue qualità umane e professionali e non era poco per un italiano che lavora all’estero a quei tempi. Abitavamo a poche centinaia di metri dalla clinica dove mio padre lavorava e più o meno alla stessa distanza c’era  la fabbrica di pezzi di orologi dove ci lavora mia madre ,in seguito anche mia zia trovò lavoro in una fabbrica di orologi a Bienne e venne a stare da noi. Ho pochi ricordi dei giorni trascorsi con mio padre, qualche foto sbiadita, dove stiamo insieme in salotto, o qualche gita a casa di mio zio Gigino. Ricordo però  una sera prima che si sentisse male, eravamo in sala e lui mi sgridò perché non volevo andare a letto ma rimanere con i grandi. Ho invece ancora oggi fisso il  ricordo della notte che si sentì male, aveva forti dolori alla schiena, lui era diabetico,  un forte diabete che curava poco nonostante fosse infermiere, mia madre decise di chiamare un ambulanza e farlo ricoverare nella clinica dove lavorava, io fu svegliato nella notte da un amico di famiglia che io chiamavo e ho continuato a chiamare “ zio Dante “ , il quale mi prese in braccio avvolto in una coperta e mi caricò nella sua macchina per portarmi a casa sua a Nidau, ricordo perfettamente  io sdraiato nel sedile posteriore dell’auto guardavo le luci notturne della città fino a quando non riconobbi il posto, ma non capivo perché ero li. Il giorno dopo mi dissero che papà era stato male, la sua situazione però si complicò proprio quella notte, i medici di turno ipotizzarono una colica renale e decisero di operarlo, ma ci furono complicazioni con l’anestesia, lui entrò in coma e non si riprese mai più, fu trasportato prima all’ospedale di Berna poi ritornò all’ospedale di Bienne Biel e li si spense 14 mesi dopo senza mai riprendersi, ricordo che aveva un tubo nella gola per l’alimentazione e aveva occhi spalancati ,non ho mai saputo se capisse quando gli si parlava. Se ne è andato nell’Ottobre del 1972, ricordo che la notizia mi arrivò a casa dai nonni al Saletto di Podenzana proprio mentre insieme alle mie sorelle e  stavamo per andare a scuola. Ricordo vagamente il giorno del funerale nella sua Pontremoli, la salma arrivò dalla Svizzera e i parenti e amici e famigliari poterono rivederlo per l’ultima volta attraverso un piccolo vetro nella camera ardente allestita all’interno della Misericordia poi dopo la cerimonia in chiesa ci fu un lungo corteo fino al cimitero comunale, ricordo che io allora bambino mi rimasero impressi uomini incappucciati e vestiti di nero che tenevano dei ceri in mano, scopri dopo che erano i fratelli della Misericordia che vollero rendergli omaggio. Chi lo ha conosciuto lo ha amato,

Mio Padre

Personale Ospedale San Antonio Abate Pontremoli

Papà e Mamma

Papà e Mamma con gli amici di Papà

Papà e Mamma

Papà  con Don Bartolino

Papà e Mamma con gli amici di Sescafale a Podenzana

Papà e Mamma con zia Emma e zio Gigino e miei cugini

Papà e Mamma con parenti di Scorcetoli

 

Papà e Mamma con gli amici di Papà

Papà e Mamma al matrimonio di zia Anna e Nando

Riguardo a me

 

Mi chiamo Roberto Ravera e in queste pagine web cerco di raccontare la mia storia personale, artistica e professionale, ma anche il ricordo delle persone e dei luoghi che hanno fatto e faranno parte della mia vita.

 

 

 

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